Tagebuch eines Bücherwurms

Il libro, l’amico più leale


Negli ultimi mesi dell’anno appena passato, mi sono trovata davanti a grandi difficoltà che hanno rimesso in discussione tutti i miei punti di riferimento. E come sempre, quando per le preoccupazioni o per lo stress perdo concentrazione, per un po’ di tempo ho smesso di leggere. Questa volta però ho proprio perso il senso che davo alla lettura.

Prendevo in mano un libro ed era come se fosse un nudo oggetto, pura materia e niente poesia. Le parole, le storie, non mi comunicavano niente. Non mi regalavano nessuna gioia. Eppure volevo disperatamente riprendere a leggere, a perdermi in un libro, perché tante volte, in momenti di crisi, la lettura è stata mio rifugio, mi ha salvato. Così ho continuato a prendere in mano libri su libri, dalla pila di quelli che erano in attesa di essere letti.

Ho faticato a ricominciare sul serio però. Ne iniziavo uno, leggevo tre pagine e poi cambiavo. Così ho fatto mille volte. Ho mollato dei libri a un passo dal finale e ancora adesso non so come si chiude la loro storia! Nulla di quello che trovavo mi dava soddisfazione.

Poi è arrivata la notte del 31 dicembre. Non avevo molti motivi per festeggiare l’arrivo del nuovo anno. Sono rimasta a casa e, dopo aver atteso l’arrivo della mezzanotte, sono salita in camera mia. Mi sono avvicinata a quella pila di libri. Quella che cresce sempre a vista d’occhio.

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Ho fissato per un paio di minuti i dorsi delle copertine. Tutti quei titoli. Da dove potevo cominciare?

Alla fine ho scelto. Il labirinto degli spiriti di Carlos Ruiz Zafòn. Era su quella pila da un bel po’, è stato un regalo per i miei 25 anni.
Decidere di aprire quel libro è stata la mia prima azione del 2018. Quella sera, a mezzanotte e un quarto, ho letto 13 pagine.

Due settimane dopo, ho ripreso a leggere a pieno ritmo. In questo momento sto leggendo tre libri. Uno per casa, prima di andare a dormire, uno per i viaggi in treno e uno per la pausa pranzo.

Io e i libri in questi ultimi sei mesi abbiamo avuto uno strano rapporto. Perché anche quando non riuscivo nemmeno ad avere lo spirito per sfogliare le pagine del libro più piccolo, qualcosa in me è scattato. L’unica cosa che sembrava sollevarmi dal turbinio di pensieri che costantemente affolla la mia testa era acquistate nuovi libri. Lo faccio ancora ora. Entro in libreria, scorro tutti i titoli interessanti che trovo, faccio due conti e poi vado alla cassa con due o tre libri sotto il braccio. La soddisfazione che provo uscendo è massima.
È come se vivessi nel terrore che quei libri possano sparire dalla circolazione prima che io riesca ad averli.

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L’ultimo libro che ho comprato è stato Ogni volta che mi baci muore un nazista di Guido Catalano. Mentre lo toglievo dallo scaffale, mi dicevo che lo avrei comprato perché cercherò di farmelo autografare dall’autore quando andrò al suo reading il 10 febbraio. Mentivo a me stessa.

La verità è che ho sempre adorato l’idea di possedere i libri che amo, non ne prendo mai in prestito dalle biblioteche, perché soffrirei a restituirli dopo averli letti. In questo momento, in cui più che mai ho bisogno di punti di riferimento, i libri sono l’appoggio, l’unico nel quale io possa davvero confidare.

Non c’è nessun amico più leale di un libro“, diceva Ernest Hemingway.

Voi che rapporto avete con i vostri libri? Vi hanno mai salvato da voi stessi come hanno fatto con me?

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