Quella volta a Genova...

Il castello Raggio, mito genovese


Com’era bello il castello Raggio!“, i più anziani lo sanno bene.
Prima che il ponente genovese si trasformasse in area industriale, il litorale dei quartieri di Sampierdarena, Cornigliano e Sestri Ponente era ancora una costa di spiagge e scogli. Per “andare al mare” non era necessario percorrere chilometri e chilometri per uscire dalla città, bastava scendere sotto casa.

Chi non ha visto quella Genova con i propri occhi fatica a immaginare un mondo diverso, senza gli ecomostri delle acciaierie e dei complessi industriali che con il tempo hanno preso vita nel ponente. Eppure un altro mondo è esistito ed era quello del Castello Raggio.

A Cornigliano, si affacciava sul mare il promontorio di Sant’Andrea sul quale si ergeva una chiesa, sede di una comunità religiosa, che nel 1131 fece costruire sulla collina retrostante la Badia di Sant’Andrea.  Sei secoli più tardi, nel 1797, i due edifici vennero espropriati: la badia fu acquistata dal duca Vivaldi Pasqua, che la trasformò in villa signorile, conservando lo stile gotico della struttura originaria, mentre la chiesa che si trovava sul promontorio venne impiegata prima come polveriera e successivamente (1860-1881) come sede di un distaccamento della Regia Marina.

La nuova vita del promontorio iniziò nel 1881, quando la zona venne acquisita dalla famiglia Raggio. In quello stesso anno, tra lo scoglio di capo Sant’Andrea e la spiaggia “del deserto“, accanto all’acciaieria – fonderia Raggio & Ratto di proprietà di Edilio Raggio, l’imprenditore fece costruire il castello che, con il suo elegante stile liberty ha fatto sognare tutti i genovesi. Secondo le intenzioni dell’architetto Luigi Rovelli, l’edificio doveva richiamare il castello di Miramare di Trieste.

L’opera era destinata a uso abitativo e fu frequentata negli anni a cavallo del secolo e fino alla Prima Guerra Mondiale da esponenti della nobiltà e del mondo politico: vi alloggiarono persino re Umberto I d’Italia e sua moglie Margherita di Savoia, il principe di Napoli, il presidente del Consiglio Giovanni Giolitti.

La gloria del castello e il suo splendore ebbero vita breve. Già all’inizio degli anni Quaranta, la famiglia di Carlo Raggio, figlio di Edilio, aveva abbandonato la magione per scappare dalla guerra e il complesso andò lentamente verso il degrado.
Sulla spiaggia vicina sorse una salina, che aveva bisogno di legna da ardere per essere alimentata. Fu così che le piante del meraviglioso giardino vennero estirpate. Successivamente l’Ansaldo adibì la stessa spiaggia al collaudo dei cannoni e le numerose vibrazioni contribuirono a danneggiare le mura e gli affreschi del castello, occupato da un comando tedesco di 300 soldati fino al 25 aprile 1945, quando i partigiani lo liberarono.

Subito dopo la Seconda Guerra Mondiale del castello rimaneva soltanto il perimetro esterno, gli interni erano ormai danneggiati in maniera permanente.

Nel 1938, sul litorale corniglianese erano iniziati i lavori per la costruzione dell’aeroporto Cristoforo Colombo e dieci anni dopo lo Stato iniziò a mettere in atto il “Piano Sinigaglia“, che prevedeva la ricostruzione dello stabilimento siderurgico del quartiere. Le spiagge sparirono una dopo l’altra.

Per questo motivo, il 18 aprile 1950, Edilio Raggio marchese D’Azeglio (figlio di Carlo) vendette per 12 milioni il castello all’ingegnere Mario Ricci.
Un anno dopo, nel pomeriggio del 14 aprile del 1951, ciò che restava del castello venne minato e dopo il suono della tromba d’avviso, venne fatto saltare in aria.

Il castello Raggio resterà sempre un mito dell’immaginario collettivo genovese. Ci restano pur sempre le cartoline.

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