Quella volta a Genova...

Gli stracci di Voltri: il mondo delle cartiere di Genova


Nell’area che da Voltri si estende verso l’entroterra e la riviera di ponente sono presenti migliaia di torrenti e rii, corsi d’acqua d’ogni dimensione, che hanno fatto la fortuna di Genova dal Medioevo in poi. Ma la storia che state per leggere inizia al di fuori dei confini della nostra regione, dando vita a una tradizione di cui la Superba saprà fare tesoro.

Siamo agli inizi del XV secolo quando Grazioso Damiani parte da Fabriano, nelle Marche per stabilirsi prima a Sampierdarena e poi a Voltri, aprendo la sua bottega.
Scoprire di quale arte fosse maestro quest’artigiano è semplice, il grande indizio lo fornisce il suo paese natale: Fabriano già allora era grande centro di produzione cartaria e ben presto diventò il secondo polo d’Europa e il primo d’Italia. Gli fu seconda soltanto Genova, scopriamo come…

Non ci sono tracce certe che indichino la presenza certa di una produzione cartaria sul suolo genovese prima dell’arrivo di Grazioso Damiani, che avvenne nel 1406, e chissà come decise di trasferirsi proprio qui. Forse sapeva che il territorio del ponente è ricco, ricchissimo di corsi d’acqua, condizione ideale per avviare la sua attività.

DAI DATI REALIZZATI DALLA REGIONE LIGURIA “Reticolo Idrogeografico e Nodi Idrogeografici” scala 1:54168

L’area del ponente genovese in cui si è concentrata la produzione della carta – DAI DATI REALIZZATI DALLA REGIONE LIGURIA
“Reticolo Idrogeografico e Nodi Idrogeografici” scala 1:54168

Per lungo tempo rimase un anonimo artigiano, ma fu lui a impiantare cartiere in Val Leira: balzò agli onori della cronaca con la supplica pronunciata davanti al Consiglio degli Anziani di Genova nel 1424, in cui lamentava le difficoltà del suo mestiere, prima tra le quali il difficile e costoso reperimento di una materia prima come quella di cordami e stracci. Chiedeva dunque al governatore della città che gli fosse concessa l’esclusiva sui cordami genovesi per almeno cinque anni.
La richiesta venne esaudita e con questo atto si chiuse la prima tappa della storia della carta genovese, da questo episodio pare derivi anche il proverbio genovese “Tutte e strasse van a Outri (“Tutti gli stracci vanno a Voltri”), frase che sembra aver pronunciato lo stesso Damiani proprio durante la sua supplica.

Nel giro di pochi anni, la fabbricazione della carta assunse le caratteristiche della prima produzione industriale che nulla aveva a che vedere con le rudimentali botteghe artigianali medievali: gli edifici erano divisi su due piani, al piano terreno si pestavano gli stracci e si lasciavano macerare per ottenere la pasta e al primo piano invece si stendevano i pannelli di carta lasciati asciugare alle finestre, con l’aiuto di particolari persiane orientabili, dette arbette.

Nei secoli successivi, l’attività nelle valli del Leira e del Cerusa fiorì, la produzione aumentò esponenzialmente e fece la fortuna della città, tanto che, nel tentativo di preservare questa grande risorsa, la Repubblica di Genova vietò l’emigrazione degli artigiani specializzati e la vendita degli strumenti per la produzione. Già nel 1512, in quello che allora era il Capitanato di Voltri e che si estendeva fino a Mele, le autorità arrestarono due cartai in procinto di lasciare la città per avviare la loro attività in Calabria.
Questo modo un po’ folle per custodire il know how genovese diede i suoi frutti, perché il picco della produzione della carta arrivò a cavallo tra Seicento e Settecento, secoli che registrarono l’epoca più florida: le papeterie, il termine genovese che indicava le cartiere, che si potevano trovare tra Voltri, Mele, Arenzano e Varazze erano più di 150 e nel 1762 fu necessaria una legge per regolamentarne la produzione.
Ormai si trattava di vere e proprie fabbriche, che secondo il manuale Mille anni di Liguria erano così costruite: “[…] hanno un semplice volume parallelepipedo a pianta rettangolare e a tre piani, compreso il sottotetto […]. Il piano di ingresso dove si svolgevano le operazioni di formazione e di finitura della carta, comprendeva solitamente un locale, adibito alla cernita degli stracci, con una grande ruota di pietra, chiamata “molassa”, azionata ad acqua e utilizzata per il riciclaggio della materia prima. Nel piano fondi si trovava in genere l’attrezzatura per la formatura dei fogli […], le vasche per la decantazione della pasta di stracci, la tina con la noria […] per formare finalmente i fogli di carta. Infine, il piano sottotetto serviva per l’essicazione all’aria della carta“.

Il lavoro aumentava, le richieste di carta arrivavano da ogni parte e così la manodopera cresceva: ancora nella prima metà dell’Ottocento i papetari potevano contare su 1200 – 1400 operai specializzati solo nella zona di Mele, garantendo non solo un’alta qualità della produzione per l’industria, ma anche una stabile fonte di reddito per un’ intera vallata.
Poi la mancanza di ampi spazi e di strutture tecnologicamente avanzate causò una prima crisi delle cartiere genovesi, destinate a ridurre drasticamente le loro attività: ancora nel 1935, nell’entroterra di Voltri si contavano 22 cartiere, ma oggi le fabbriche dell’intera provincia sono solo una decina.

Nonostante questi dati non siano incoraggianti, l’arte cartaria è rimasta nella tradizione genovese e non è andata persa grazie a chi ancora oggi si impegna per tramandare l’antico mestiere e le sue tecniche. Consiglio vivamente una visita al Museo della carta di Mele accanto alle Terme di Genova Acquasanta, il costo del biglietto è di soli 2 euro per una visita guidata che permette di rivivere l’atmosfera che si respirava nelle antiche cartiere.
Il museo è stato inaugurato nel 1997 e dopo il recente restauro, ha riaperto i battenti alla fine del marzo scorso, la sua sede è l’ex-cartiera Sbaragia, inaugurata nel 1756 e rimasta in attività fino al 1985, una delle più longeve.

Museo della carta in via Acquasanta 251, il rinnovamento dell'area esterna è ancora in corso

Museo della carta in via Acquasanta 251, il rinnovamento dell’area esterna è ancora in corso

Se l’argomento vi appassiona, potete leggere l’articolo “Arenzano, l’ultima cartiera” pubblicato da Paolo Tondi sull’ultimo numero della rivista Lega Navale Italiana – Sezione di Arenzano (pagina 8).

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